Blowing in the wind

Da un soffio di vento, narrano le leggende di molti popoli, ebbe origine il cosmo. In greco, la parola pneuma designa sia il vento sia il respiro umano, il soffio di vita. Il vento, alito del cielo e della terra, si identifica quindi con il principio vitale che determina la nostra esistenza ed è presto elevato al rango di divinità. Un dio maschile dalle gote gonfie, cariche di quel soffio pronto ad aiutare o ostacolare i naviganti, che sulla sua benevolenza fanno affidamento per la buona riuscita dei loro viaggi.

 

 

 

 

 

 

 

Dall’isola natante di Lipari, il signore dei venti Eolo può liberare Austro, il vento caldo del sud, Borea, il freddo vento del nord, Euro dell’est, Zefiro dell’ovest e Noto, un vento umido del sud. Egli tuttavia, come ci racconta Omero, sceglie di intrappolare tutti questi venti (fatta eccezione per uno) in un otre, permettendo così ad Ulisse che si congedava dalla sua corte di proseguire la sua lunga peregrinazione verso casa:

“L’otre nel fondo del naviglio avvinse

Con funicella lucida d’argento,

che non uscisse la più picciol’aura:

e sol tenne di fuori un opportuno

Zefiro, cui le navi e i naviganti

Diede a spinger su l’onda. Eccelso dono,

che la nostra follia volse in disastro!”

Quando Itaca ormai è in vista, i compagni di viaggio dell’eroe, convinti  che l’otre custodisca un tesoro, liberano però i venti contrari, allontanando così un’ennesima volta la tanto agognata patria dalla vista del suo re esule.

Nulla di buono, insegna Omero, può accadere a chi sfida con tanta tracotanza un ammonimento divino, ma noi siamo sicuri che una sorte simile non sia destinata a chi, spinto dalla curiosità, voglia provare ad azionare il curioso meccanismo a soffietto che spegne i portacandele “Blow” ideati dal ceramista Roberto Cambi. Due ometti dalle gote gonfie, pronti a soffiare per spegnere la candela sottostante, che prendono ispirazione proprio dall’iconografia del celebre antenato a cui Zeus aveva concesso il beneficio di frenare o suscitare i venti secondo volontà.

Irene Maiocchi

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