Poeta
Brief info

Sebastiano Aglieco è nato a Sortino (SR) il 29 gennaio 1961.
Ha pubblicato i libri di poesia: Minime, Grandi Frammenti, Le Colonne d’Ercole, La tua voce, Giornata, Dolore della casa, Nella storia, Compitu re vivi, Infanzia resa.
Per la critica I volumi, Radici delle isole, i libri in forma di racconto; Passione Poesia, in collaborazione con Nino Iacovella, Fabrizio Bianchi, Luigi Cannillo.
Ha ricevuto i premi Montale Europa, Salvo Basso, Luciana Notari, Il Ceppo.
Insegna nella scuola primaria. Il suo blog è “compiturevivi”, (miolive.wordpress.com).

Il dolore delle rondini

Senti che non c’è più respiro
tutto avanza nel respiro
tutto ci acceca nel poco tempo
in ciò che sarà splendente
nella fragile luce del mattino.

Baciami, abbracciami prima del livore
prima ancora che non so
abbracciami con le parole che non ci
saranno, portate dal dolore delle rondini:
Noi verremo ancora qui
nella casa che hai custodito per noi sotto la grondaia
per noi, solo per noi.

Non uccideteli i poeti
lasciateli senza niente coi loro occhi indecenti
buttate i vostri giocattoli sulla riva del
tempo, sarete e non sarete
nei sogni confusi del pioppo.

Ecco, è primavera qui
ho la camicia rosa
la sciarpa azzurra che mi protegge dalle parole
fragili come le vostre perdite nel mattino.
Sono ancora qui e vi scrivo
per non morire.

 

I COMMENTI DEL PUBBLICO

L’opera di Burri. La Sicilia. Gibellina vecchia e le macerie consolidate. Nuove strade per gli spiriti dei morti e per i piedi dei vivi. Il posto martoriato scelto dall’artista/ il posto vuoto, il posto dei morti dove risuona un dolore, dove i vivi non vogliono stare. Tutti a Gibellina nuova a raccontare. Leggo il legame tra le due opere, quella poetica e quella artistica, così: rappresento una realtà dolorosa, una memoria, e nel raccontarla, la trasformo, ne faccio una sorta di catarsi. Non c’è una risposta, o meglio, quella è la risposta.

La poesia di Aglieco tocca un tema scottante: il valore della parola. Fare aderire le parole alla realtà , al vero. O forse viceversa.

I poeti hanno occhi indecenti/ vedono e fanno vedere. E intanto i più giocano coi loro giocattoli sulla riva del tempo, che scorre come scorre un fiume lasciandoti l’illusione di essere uguale e nel contempo mettendoti addosso l’orgoglio e la presunzione di averlo inciso. Non si accorgono, davanti a parole così potenti, di se stessi?

Rilevo le attività di cui è pieno il nostro mondo reale, riflesse e amplificate in quello virtuale. Relazioni, incontri, scambi che attraversano continuamente l’esistenza con il loro carico etico: li guardo e mi chiedo dove sia il vero, sento di essere solidale col poeta nelll’esigenza di un abbraccio, di una cosa concreta che parli al posto delle parole: “Baciami, abbracciami prima del livore prima ancora che non so abbracciami con le parole che non ci saranno, portate dal dolore delle rondini:” È il dolore delle rondini una nostalgia, un “dolore del ritorno”? E qual è la casa dove il poeta si rifugia/ il particolare, la grondaia, per il tutto? Casa sentita propria nel profondo e casa delle rondini.

Le rondini, l’azzurro e il rosa, la primavera. Ripesco un altro verso da non so dove/ una stagione che non vedrà più le rondini/ e mentre penso, uno stormo di oche nel loro rigido schema di volo passa a V di traverso al mio sguardo. Ora è un’altra stagione/ avrà questa stagione di sconfitta un domani, un’alba, una prima luce dove i gesti saranno?

La domanda risuona nella poesia e ritorna nella chiusa: scrivere, con parole vere, è un modo per sublimare la realtà e riportarla al suo nucleo. Scrivere per non morire.

Però io adesso mi ricorderei quel giorno non come un vago giorno felice ma come un giorno veritiero e essenziale per me e per te, destinato a illuminare la tua e la mia persona, che sempre si sono scambiate parole di natura deteriore, non mai parole chiare e necessarie ma invece parole grigie, bonarie, fluttuanti e inutili. (Caro Michele, Natalia Ginzburg )

Alessandra Cameroni 

 

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