Spettri del cinema – di cosa parliamo quando parliamo di cinema oggi?
Enter the Void (Gaspar Noé, 2009)

 

Di cosa è fatto il cinema oggi? Attraverso quali vie e quali canali comunica allo spettatore?

Nella recente classifica dei migliori film del decennio che sta per chiudersi, stilata dalla storica e prestigiosa rivista francese “Cahiers du Cinéma”, il primo posto è stato appannaggio di Twin Peaks – The Return (2017) di David Lynch che in realtà film non è. Si tratta infatti di una serie TV in 18 “parti” (come tiene a chiamarle il regista, e non “episodi”) prodotta dalla rete via cavo americana Showtime. Perché una serie viene considerata da un rivista così importante e “purista”, un film? Forse perché da qualche anno a questa parte i confini tra le varie forme di audiovisivo – cinema, televisione, videoarte… – si sono fatti sempre più labili, incerti, evanescenti.

Allora, parlare di cinema oggi significa parlare di qualcosa che sta subendo profonde trasformazioni, mutazioni, ibridazioni. Già il passaggio dalla pellicola al digitale – progressivamente determinatosi a partire dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso – non si configurava semplicemente come un mero cambiamento del supporto, andando a incidere sulla “sostanza”, sulla “materia” stessa del film che da tangibile si faceva virtuale, da materica diveniva fantasmatica, spettrale. In epoca molto recente abbiamo poi assistito a una progressiva polverizzazione dei modi di fruizione del film: se la sala cinematografica resta il luogo deputato alla sua visione, in molti, soprattutto tra i più giovani, vedono oggi i film sullo schermo di un computer, di un tablet o persino di uno smartphone. Dal punto di vista produttivo, sempre negli ultimi anni, le serie TV hanno progressivamente usurpato al cinema il primato nell’ambito degli audiovisivi, diventando il polo di attrazione privilegiato di investimenti e la forma di intrattenimento forse oggi di maggior successo tra il pubblico. L’avvento di piattaforme quali Netflix o Amazon Prime ha definitivamente sancito la trasformazione del cinema in “qualcos’altro”, qualcosa di ancora indefinibile e indecidibile. Il film che ha vinto il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia del 2018 è Roma, diretto dal regista messicano Alfonso Cuarón e prodotto da Netflix, quindi non destinato alle sale cinematografiche: ma un film che non esce al cinema è ancora un film o è, appunto, “qualcos’altro”? Ancora, il film che due anni fa si è aggiudicato la Palma d’oro al Festival di Cannes, The Square (2017) dello svedese Ruben Östlund, prende le mosse da un’installazione realizzata qualche tempo prima dallo stesso regista per il museo della cittadina di Värnamo.

Questi temi e queste suggestioni saranno il fil rouge che percorrerà questo blog, dove si parlerà certo di film, ma senza ridurre lo spazio di discussione alla “recensione” o al “commento”. Sarà un percorso in divenire, dalla incerta destinazione, ondivago, errabondo: dove va il cinema proveremo ad andare anche noi…

Riccardo Caccia

Riccardo Caccia insegna Storia del cinema moderno e contemporaneo all’Università IULM di Milano. E’ autore di volumi e saggi e di monografie su David Lynch e Orson Welles.

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