Poeta
Brief info

Corrado Bagnoli, nato a Carate Brianza nel 1957, laureato in filosofia, è insegnante di lettere nella scuola media e collabora con il quotidiano Sussidiario.net.

Dal 2004 dirige la collana di libri d’arte “Fiori di Torchio” editi dal Circolo Culturale “Seregn de la Memoria” per il quale ha scritto e curato alcuni libri fotografici della collana Pomm Granà

E’ stato redattore della rivista  “La Mosca di Milano” e della collana di poesia, saggi e traduzioni “Sguardi” delle edizioni La Vita  Felice. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo:  Uichendtuttoattaccato (romanzo, Edizioni Joker, 2003); Ti scriverò un paese ( poesie,  Il bosco d’acqua, 1998); Terra bianca (poesie, Book Editore, 2000, premio Caput Gauri); Nel vero delle cose (poesie, Book Editore, 2003); Fuori i secondi (poema con versione dialettale a fronte di Piero Marelli, La Vita Felice, 2005), pubblicato anche per i tipi di Arché in  edizione scolastica; La scatola dei chiodi (poesie, La Vita Felice, 2008, finalista premio Pascoli); In tasca e dentro gli occhi, (poesie, Raffaelli Editore, premio Clandestino 2009); Casa di vetro (poema in tre quadri, La Vita Felice, 2012); Il cielo di qua ( poesie in tre movimenti, La Vita Felice, 2018).

Ha pubblicato numerose plaquette con diversi artisti per le edizioni Pulcinoelefante,  sue poesie e suoi saggi compaiono in riviste e in varie opere antologiche tra cui ricordiamo qui La poesia e la carne, a cura di Mario Fresa e Tiziano Salari, La Vita Felice, 2009; La poesia e il mistero, a cura di Elisabetta MottaLa Vita Felice, 2016. Del 2016 è anche la versione teatrale del poema Fuori i secondi, messa in scena da Teatro Pedonale con la regia di Adriana Bagnoli e Matteo Riva.

 

La scatola dei chiodi 

Insisto. Negli occhi la luce
radente del sole. Più rossa
però è la corolla piagata:
in precario equilibrio
non teme la notte che avanza,
non si cura di nulla, se non
del suo stare, vivere ancora.

Grata solamente del fuoco
che in essa è bruciato, che brucia.

Io sono l’altro. La fragile
trama, lo stelo già curvo del
fiore, s’abbandona al respiro,
caldo di tempo, che la terra
rilascia lento ed inquieto.

Insisto. In questo sguardo lungo
le cose ritornano cose:
dure e imperfette accadono,
crudeli e innocenti fanno
occhi da belva e di vittima
insieme. Mi sfidano adesso
all’amore insieme al terrore.

Dicono il mio posto di uomo.