Biografia:

Alla bella età di 46 anni, ho cominciato a fare il lavoro che ho sempre desiderato: l’artista
Volevo fare questo fin da piccola, da quando a 6 anni mi hanno regalato quel primo fantastico album da disegno.
Il perché una persona arrivi a questo traguardo dopo 40 anni, è una bella questione alla quale, ancora adesso, faccio fatica a rispondere.
Forse la paura di un ambiente che mi sembrava troppo competitivo o forse il non sentirmi all’altezza del modello di donna imperante, ma probabilmente, più in generale, come donna della mia generazione, ho la sensazione di essere cresciuta senza gli strumenti psicologici adeguati.
Per anni ho fatto l’artigiana lavorando con la ceramica, coltivando la mia passione per l’arte quasi segretamente.
Poi sono stata invitata negli Stati Uniti, alla San Diego State University come “artist in residence”. Lì il mio lavoro di sperimentazione è stato molto apprezzato e questo mi ha gratifica e quasi sorpresa.
In seguito un viaggio in Africa, dove ho lavorato in collaborazione con la National Gallery di Harare in Zimbabwe e un workshop in Lituania, dove ho lavorato con artisti di livello internazionale, sono stati fondamentali nella mia crescita.
Una volta tornata nel mio studio, mi sono ribellata al blocco, alla timidezza che avevo dentro e ho deciso di provare a fare quello che veramente mi piaceva con tutte le mie forze.
Ora, fra mille dubbi e mille insicurezze lavoro molto e mi piace, mi sento bene, come liberata da una scorza.
Probabilmente non mi libererò mai da un eccesso di autocritica e da una tendenza alla timidezza e all’autocensura che la mia educazione e le convenzioni sociali mi hanno instillate, ma per il momento mi godo il piacere di ricominciare la mia vita provando a realizzare quello in cui credo e che la mia anima mi detta.

[tratto da www.donne-lavoro.bz.it]

Testo di Presentazione:

“…non pensare che tu a Bologna mi abbia poco colpito nella tua presenza di ragazzina travestita da adulta, cogli orecchini che ti scendono dai lobi fino a terra: casalinga, antifata, Mano-di-platino dalla mente catturata da una fantasia quasi violenta, così ricca spiritualmente da sembrar sonnambula dentro un grande giardino dove crescono soltanto sculture.
I rapimenti della fantasia che ti stancano, sia quando viaggi in Cina, sia quando stai ferma con la febbre a letto, la tua perentoria indecisione, creano subito un personaggio che non è né vuol essere preciso per nulla..”
[da una lettera di Marcello Venturoli del 17/2/1999]