Biografia

Nasce a Busto Arsizio. Frequenta lo studio di Ermanno Besozzi. Nel 1981 si trasferisce a Parigi dove coltiva lo studio di una poetica surrealista.
Nel 1982 aderisce al gruppo dell’Ipercromatismo a Milano e nel 1985 ne firma il Manifesto tecnico dell’Ipercromatismo. Ha allestito numerose mostre in Italia e all’estero. Tra le sue più importanti personali: nel 1981 a Stresa e a Gallarate, nel 1984 presso la Rocco Borromeo di Angera, nel 1985 al Circolo Ufficiali di Torino, nel 1988 al Museo Parisio di Cannobio, nel 1991 a Varese presso la Galleria Bilancia, nel 1992 a Ginevra e a S.J. Du Cap Ferrat; nel 1993 espone ancora ad Angera presso lo Studio Liberty, nel 1996 al Museo Ogliari di Ranco, nel 1997 a Villa Pomini di Castellanza, nel 1998 alla Prima Visione di Gallarate e nel 1999 allestisce una antologica al Chiostro di Voltorre. Del 2001 è la mostra milanese alla Posteria.
Ha realizzato due grandi murales per il Centro Malpensa 1 di Gallarate, una scultura pubblica per il comune di Cardano al Campo. Nel 2002 ha realizzato con il comune di Gallarate il Progetto Michelangelo, collocando quattro monumentali sculture in cemento armato nel centro della città. Le ultime personali si tengono a Gallarate, al Castello di San Vito di Somma Lombardo nel 2003, e successivamente a Lonate Pozzolo e a Solbiate Arno. Ha partecipato a centinaia di mostre collettive in gallerie, musei e su invito da Enti Pubblici, in Italia e all’estero. Le sue opere figurano in spazi pubblici, musei e collezioni private.

Vive e lavora a Gallarate.

[Testo tratto da: artevarese.com]

Testo di Presentazione

La formella rappresenta lo spazio, fra luci e ombre, fra passato e presente. Il tutto supportato dalla presenza di un libro che riceve la luce, per metafora i messaggi, da uno specchio collocato a lato. Un libro che, simbolicamente, contiene e racconta la storia infinita dell’arte.

Da rilevare il fatto che un filo d’acciaio tiene in tensione, sopra una pagina, un frammento che, nella mia intenzione e nel riscontro emotivo di chi osserva l’opera, deve portare a pensare ad un segno da “leggersi” come un messaggio, veicolo e ricordo della nostra memoria. Insomma una ricerca che si colloca, nella esplicazione del mio lavoro, fra teoria e pratica, fra intuizione e resa, fra quotidianità e divenire.

D’altra parte a questo esito mi ha guidato la scoperta della luce nel visitare lo spazio espositivo per le opere. Non solo, questa sensazione ha reso più evidente e chiaro il messaggio che desideravo proporre con il “linguaggio” delle mie opere. Così l’inserimento del libro aperto, aperto nel cosmo anche, vuole rappresentare il contenitore della stessa arte. La forma, sospesa nella tensione, è poi l’ABC di un alfabeto INFINITO che rappresenta il significato del tempo.